lunedì 26 settembre 2016

La zona libera del Friuli orientale

Questo il testo del mio intervento a Faedis per il 72° anniversario della battaglia della Zona Libera del Friuli Orientale.

La zona libera del Friuli orientale

Autorità, cittadini, rappresentanti delle associazioni partigiane, compagni
l’8 settembre del 1943 alle 19.45 il capo del governo, Badoglio, annuncia al popolo italiano che, a Cassibile in Sicilia, è stato firmato l’armistizio con gli americani.
Il re, alcuni esponenti del governo e dello stato maggiore dell’esercito mentre i tedeschi occupano di fatto la penisola italiana, fuggono prima a Pescara e poi a Brindisi sotto la protezione alleata, incuranti di lasciare un esercito e una nazione senza ordini.
Questa fuga vigliacca, che costò ai nostri militari 60.000 tra morti e dispersi e 700.000 deportati, segna anche l’inizio di uno sdegno diffuso, di una voglia di reagire per recuperare una dignità personale e collettiva umiliata e soffocata dal regime fascista.
In quel 8 settembre del 43 nasce il Comitato di Liberazione Nazionale e prende forma, in modo più organico, la Resistenza che in pochi mesi riesce, nell’estate del '44, a contare circa 18 zone libere sparse tra Piemonte, Liguria, Emilia e Friuli Venezia Giulia.
In questa zona operavano i partigiani della brigata Garibaldi e della Osoppo che nell’agosto del '44, assieme al IV battaglione sloveno del IX Corpus, diedero vita alla divisione Garibaldi-Natisone che, forte di 3000 uomini, creò la zona libera del Friuli orientale.
Le diverse visioni politiche tra le due formazioni partigiane e le rivendicazioni territoriali della Iugoslavia furono accantonate e superate per combattere un nemico superiore in uomini e mezzi.
Col senno di poi è facile intuire che liberare ampie zone del territorio avrebbe determinato una reazione durissima dei tedeschi che dal 1 ottobre del 43 consideravano le province di Udine, Trieste e Gorizia facenti parte dell’Adriatisches Kusterland e quindi annesse al III Reich.
Tra l’altro, considerato che la zona liberata lambiva Udine e si estendeva per circa 70 km quadrati, era impensabile che il comando tedesco accettasse che la principale via di comunicazione con la Germania, la Pontebbana, potesse essere insicura o peggio interrotta dalle formazioni partigiane.
L’illusione di un rapido arrivo degli alleati e la volontà di dimostrare che il popolo italiano era in grado di esprimere un governo democratico e di affrancarsi dal fascismo prevalsero sulla logica di una lotta partigiana che per definizione è una lotta di movimento e di colpi di mano.
In uno stato monarchico, assolutista ed imperialista che negava ai suoi cittadini ogni diritto, in un territorio controllato e dominato in modo brutale da fascisti, nazisti e cosacchi furono create delle oasi di libertà e democrazia.
Con il controllo continuativo di vaste zone i partigiani si fecero carico di tutti i problemi amministrativi, annonari e di ordine pubblico che il governo di un territorio impone, problemi che, come è facile intuire, in tempo di guerra furono enormi.
Varie le forme di governo adottate in queste zone liberate: in taluni casi fu istituito un consiglio dei capifamiglia, in altri prevalse l’aspetto militare, ma nella maggior parte dei casi il CLN chiamò la popolazione a forme di autogoverno con la formazione di giunte comunali elette dagli abitanti e con tribunali formati da magistrati e dagli anziani.
L’appoggio della popolazione civile alle formazioni partigiane non mancò anche se la durissima ed indiscriminata repressione delle formazioni naziste e repubblichine mise a dura prova queste scelte.
Le rappresaglie sulle popolazioni civili non furono atti criminali di singoli comandanti, ma scelte politiche ben precise. E’ bene ricordare come il ministro degli interni della Repubblica Sociale Italiana Buffarini Guidi, in una missiva ai prefetti del Piemonte, li esorti a  "creare il vuoto attorno ai ribelli senza preoccuparsi in nessun modo di quanto possa costare nella vita e negli averi ai cosiddetti civili, valligiani e sfollati"
Spesso gli eserciti occupanti utilizzano la strategia di terrorizzare i civili per impedire, o per lo meno ostacolare, che supportino il ”nemico”.
Anche in epoche recenti e nel cuore dell’Europa sono stati usati metodi come questi, metodi che però non si sono mai rilevati efficaci ma hanno solo dimostrato a quali livelli di abbiezione può giungere l’animo umano.
E’ altrettanto vero però che le efferatezze commesse nel nostro territorio hanno cementato il sentire di una popolazione contro nazi-fascisti e questa, anche se duramente provata da anni di guerra, non ha esitato a ospitare chi aveva perso tutto e a condividere quel poco che c’era da mangiare.
Questo territorio ha visto in prima persona quegli eventi gloriosi e luttuosi che hanno suscitato speranze e sconforto, ha visto il sacrificio di tanti italiani, giovani e non giovani in armi e non, ha visto atti di eroismo e di barbarie ingiustificate e ingiustificabili.
Ma a 72 anni da quei fatti è sufficiente ricordare i nomi dei 55 partigiani caduti, dei 50 feriti, dei i 174 fatti prigionieri e dei 220 civili deportati, il rogo di Faedis, di Attimis e di Nimis, il massacro di Torlano ove furono barbaramente trucidati e bruciati, ancora vivi, 34 civili tra cui donne e bambini?

Sono convinto che Ricordare è doveroso ma non sufficiente perché la Resistenza non è stata solo una guerra patriottica, ma una grande lotta per una società più libera, più egualitaria, lotta nella quale la parte sana degli italiani si è identificata per un rinnovamento ideale e morale dell’intero paese.
Ciampi, scomparso solo da pochi giorni, ha ridato dignità al concetto di “patria”, parola abusata durante il fascismo, da molti politici mediocri e che non ha nulla a che vedere con il nazionalismo. Mi piace ricordare come questo onesto, e lungimirante presidente definiva la Patria  "una comunione di liberi e di eguali" che non tollera l’ineguaglianza dei diritti civili e politici, non sopporta l’esistenza "di caste, di privilegi, di ineguaglianze"
Quegli ideali sono stati mirabilmente trasposti nella nostra Costituzione e quindi, per rendere onore ai tanti che si sono immolati per essa, dobbiamo rendere esigibili dai nostri concittadini i diritti che lì sono scritti.
Nella Carta Costituzionale vi sono scritte le regole fondanti di una nazione, regole che servono a difendere i più deboli dai vari poteri siano essi del governo, delle forze dell’ordine o della magistratura.
E’ con il rispetto di quelle regole che i sudditi diventano cittadini.
Non stupisce ma indigna che solo tre anni fa la banca di affari Jp Morgan, che è la principale responsabile della crisi economica che ha investito mezzo mondo, abbia sollecitato gli europei a liberarsi dalle costituzioni nate dalle lotte di liberazione perché troppo influenzate da idee socialiste e troppo garantiste nei confronti dei lavoratori.
Questi consigli vengono dalle stesse lobby finanziarie e multinazionali che hanno scaricato sugli operai e sul ceto medio una crisi che loro stesse hanno creato.
Di qui l’aumento delle diseguaglianze e delle ingiustizie che la Costituzione voleva ridurre se non cancellare.
Vorrei ricordare a tutti quei cittadini stranieri che, senza averne titolo, danno consigli agli italiani sul come dovrebbero votare al prossimo referendum, che la carta fondante di una Nazione appartiene esclusivamente al suo popolo.
Costituzione e Resistenza sono unite in modo indissolubile e ogni attacco all'una è un attacco all'altra.
In questi anni, purtroppo, anche governi amici sembrano aver ascoltato queste sollecitazioni e sono andati a ridurre diritti che sembravano acquisiti.
Dobbiamo però smettere di pensare che la difesa della Costituzione spetti sempre a QUALCUN ALTRO. E’ compito di ciascuno di noi applicare e far rispettare il dettato costituzionale e questo dovere è direttamente proporzionale alla visibilità, al ruolo politico e sociale che rivestiamo nella società.
La fuga dalla politica da parte di tanti italiani, senza dubbio motivata da errori, incompetenza e corruzione della classe dirigente, anche se comprensibile, mette a rischio la stessa Democrazia che se non partecipata muore.
La semplice scrittura delle regole, per quanto belle, non garantisce che vengano rispettate se ciascuno di noi non le sente come proprie.
Nei primi articoli della nostra costituzione, scritta anche con il sangue versato in questo territorio, si parla di diritto al lavoro, di sovranità popolare e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Eppure molti di questi diritti, che davamo per acquisiti, vengono sempre più messi in discussione ed erosi.
La mancanza di lavoro non solo rende più povere e ricattabili le famiglie, ma umilia e toglie dignità alle persone. Non passa giorno che il diritto alla salute non venga messo in contrapposizione con il diritto al lavoro (mi riferisco alle tante Ferriere di Servola, all’ILVA di Taranto che solo pochi gg fa ha visto l’ennesimo morto sul lavoro, alla Thyssen-Krupp, a porto Torres …..).
La necessità di lavorare si traduce troppo spesso in un salario poco dignitoso per non dire da fame (il pensiero va alle campagne di Sarno e dintorni ove facciamo finta di non vedere il caporalato, lo sfruttamento delle persone talora fino alla morte) cose inaccettabili in un paese che voglia dirsi civile
I voucher e i contratti a tempo determinato sono diventati la regola e adesso si parla anche di depotenziare i contratti nazionali in modo da rendere sempre più deboli e ricattabili i lavoratori.
E’ compito di chi governa fare una politica industriale di lungo respiro, che non guardi alle prossime elezioni, ma al futuro dei nostri giovani che nonostante lauree, master e dottorati, con sempre maggior frequenza sono costretti cercare lavoro all’estero.

Un altro diritto costituzionale che vien messo in discussione anche se in modo più subdolo è il voto.
Il popolo esercita la propria sovranità tramite il voto e allora il crescente, importante astensionismo dovrebbe preoccupare tutte le forze politiche che rischiano sempre di più di rappresentare solo se stesse.
E se l’incompetenza e il malaffare sono state le cause principali di questo fenomeno le leggi elettorali che impediscono, con artifici vari, ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti sono ulteriore motivo di disaffezione alle urne.
In un clima come questo trovo che sia da irresponsabili incitare i cittadini a non andare a votare tanto più quando è lo stesso popolo a chiedere di potersi esprimere con un referendum così come previsto dalla Costituzione.
E lo dico in quest'occasione, in ricordo di quanto accaduto 72 anni fa, perché in troppi sono morti per permetterci di esercitare quello che è sì un diritto ma è anche dovere: il voto.

Dal ventennio fascista e dal dramma del secondo conflitto mondiale è nata in molti popoli la consapevolezza e la necessità di costruire un'Europa diversa in cui la democrazia misconosce scorciatoie violente.
Purtroppo la crisi economica e le ondate migratorie stanno facendo riemergere miopi egoismi nazionali e minano alla radice l'idea stessa che Altiero Spinelli aveva di una Europa dei popoli.
Ripetere gli errori del passato, rincorrere i facili populismi, tradire i principi della Carta Costituzionale vuol dire negare/annullare quanto fatto dai Partigiani nella lotta di liberazione, vuol dire tradire tutte quelle vite spezzate e rendere queste ricorrenze vuoti e ipocriti eventi commemorativi.
Sta a tutti noi evitare che questo accada.




Faedis 25.09.2016

martedì 5 luglio 2016

Perchè ho votato per l'ammissibilità del referendum abrogativo della riforma sanitaria regionale.



Signor Presidente, signori Consiglieri, 
oggi quest’aula è stata chiamata a decidere sull’ammissibilità del referendum per l’abrogazione della legge 17/2014, presentata da  9 comitati sparsi su tutto il territorio regionale e supportata da 2500 firme di nostri concittadini, stante che l’Ufficio di Presidenza, con 4 no e 3 si, non ha raggiunto l’unanimità  richiesta per legge.

Nel 1978 la Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità di ben 8 quesiti referendari che l’Ufficio Centrale per il referendum, costituito presso la Corte di Cassazione e l’avvocatura dello stato, dichiaravano come NON ammissibili.
La sentenza in questione 16/78, relatore Livio Paladin, non solo ha fatto scuola, ma ha profondamente modificato il concetto di ammissibilità dell’istituto referendario così come inteso fino ad allora.
Così si è espresso uno dei relatori intervenuto pochi giorni fa, proprio in quest’aula, ad un incontro promosso dal Presidente Iacop sul futuro della Specialità regionale e sulla figura di Livio Paladin.
La sentenza è molto articolata e parte dal presupposto che “la vastità e la novità dei problemi imponevano di considerare e determinare, in via preventiva e generale, i fondamenti, gli scopi, i criteri del giudizio riguardante l’ammissibilità delle richieste di referendum”.
Questo, in buona sostanza, il motivo per cui è considerata una pietra miliare in questi temi.

Entrando nel merito:

I giudici della Corte Costituzionale dichiarano ammissibile l’abrogazione dell’intera legge 152/75, contro il parere dell’avvocatura dello Stato, affermano che “non è sostenibile che siano sottratte al referendum abrogativo tutte le leggi ordinarie comunque costitutive od attuative di istituti, di organi, di procedure, di principi stabiliti o previsti dalla Costituzione. A parte l’ovvia considerazione che il referendum verrebbe in tal modo a subire limitazioni estremamente ampie e mal determinate ……”

Voglio ricordare che la legge 152/75 “disposizioni a tutela dell’ordine pubblico” è costituita da ben 36 articoli  e che tratta  di temi delicatissimi come  la privazione della libertà personale, l’a obbligatorietà del mandato di cattura, la possibilità di manifestare…. Andando anche a lambire diritti garantiti dalla costituzione   

Il riferimento alle leggi “costituzionalmente obbligatorie” si dimostra viziato da un equivoco di fondo perché la formula in questione farebbe pensare che “quelle leggi e non altre, con i loro attuali contenuti normativi, siano indispensabili per concretare le corrispondenti previsioni costituzionali. Così invece non è dal momento che questi atti legislativi non realizzano che una fra le tante soluzioni astrattamente possibili per attuare la Costituzione

E per fugare i dubbi sul fatto che con l’abrogazione di una legge resterebbe un vuoto normativo eccepiscono “nulla può impedire al legislatore ordinario di colmare in altro modo il conseguente vuoto normativo o di intervenire prima che la lacuna sia divenuta effettiva in virtù di quella previsione dell’art 37 terzo comma della legge 352 del 70” che sospende, per un tempo non superiore a 60 gg, l’effetto abrogativo della legge in questione. 

Ora gli uffici della regione, di contro, affermano in modo altrettanto articolato ed esaustivo la non ammissibilità del questo referendario.

A questo punto, anche se le argomentazioni e la fama dei giudici della Corte Costituzionale sono tali che mi verrebbe spontaneo attribuire alla loro sentenza un peso maggiore di quella che attribuirei ai nostri uffici (non me ne vogliano), ritengo che le due diverse motivazioni si elidano a vicenda.
Nel momento stesso in cui una scelta “tecnica “dà adito a dubbi ed interpretazioni divergenti, al sottoscritto, che non è un costituzionalista e nemmeno un giurista, non resta che una valutazione puramente politica.
E del resto è lo stesso assessore alla sanità che, in un’intervista di ieri, da una lettura  puramente POLITICA al quesito referendario.

A mio avviso non ha nessuna importanza il fatto che si condividano o meno i quesiti referendari, in questa sede noi siamo solo chiamati a decidere se il popolo ha diritto di fare delle scelte anche quando queste sono, a nostro avviso, sbagliate.

Se è vero che uno strumento di democrazia diretto, quale è il referendum, non può essere trasformato in distorto strumento di democrazia rappresentativa, è altrettanto vero che i cittadini hanno pochi strumenti per manifestare il proprio dissenso sulle leggi promulgate da quest’aula e che, in questo caso, reputano profondamente sbagliate e lesive dei loro diritti.

In tutto il dibattito che ci ha preceduto non ho mai sentito una parola sul perché si sia arrivati a questo punto. Come è stato possibile che uno sparuto gruppo di cittadini sia riuscito a coagulare ben 9 comitati sparpagliati sul territorio, a raccogliere in brevissimo tempo 2500 firme, quando ne bastavano 500, e a fare una proposta così radicale come quella di un referendum abrogativo di un’intera legge.

Siamo arrivati a questo perché una volta di più è mancata la volontà di ascolto e di trovare delle soluzioni condivise. Tutte le scelte sono state calate dall’alto il più delle volte contro il parere degli operatori, rapportandosi solo con una sparuta cerchia di professionisti. Non è possibile che ogni dissenso venga etichettato dall’Assessore come “beghe tra medici, difesa delle poltrone o dei privilegi, visione ospedalo-centrica” e via discorrendo. 

Risibile, se non ridicola, la giustificazione, anche questa più volte invocata, che il popolo non sa, non è in grado di capire. Sono i cittadini Svizzeri in grado di capire l’impatto economico che il reddito di cittadinanza avrebbe avuto sulle casse della confederazione? Sono in grado gli italiani di capire la portata delle modifiche costituzionali che il governo Renzi vuole fare? Perché allora i padri costituenti hanno previsto che le modifiche costituzionali, non approvate dai 2/3 dei parlamentari, DOVESSERO essere sottoposte a Referendum e questo nel 1948 con un tasso di analfabetismo molto elevato.

I partiti le associazioni devono farsi carico di informare i cittadini delle proprie convinzioni e dare le INDICAZIONI DI VOTO e non di IMPEDIRE L’ ESERCIZIO DEL VOTO

Non ci si può lamentare del crescente numero di astenuti alle varie elezioni e contemporaneamente invitare i cittadini ad andare al mare solo perché si ha paura di come il popolo, il tuo popolo, potrebbe esprimersi. Non è possibile, il giorno dopo la nettissima vittoria del referendum sull’acqua varare delle leggi che lo disattendono.

Se siamo convinti che quanto scritto nella legge 17 è così valido, un referendum non farebbe altro che confermare la bontà della legge e, nello stesso tempo, taglierebbe le gambe ad ogni protesta o dissenso. Questo a prescindere del raggiungimento o meno del quorum.

Nel caso contrario, cioè nel momento in cui noi volessimo impedire, a torto o a ragione, l’espressione popolare otterremmo che l’unica cosa che resterà fissa nella mente dei nostri elettori è la paura che questa classe politica ha del giudizio della propria gente.

Impedire di votare contribuirebbe, una volta di più, ad accrescere la ormai quasi maggioranza di coloro i quali non vanno più a votare e che non credono più alla politica.

Voglio anche ricordare come in tutti i gradi di giudizio, anche per reati molto gravi, la regola non scritta, ma costantemente citata e applicata, “in dubbio pro reo“ non fa che confermare che nel momento in cui sussistesse un dubbio la legge si schiera a difesa del più debole e il più debole in questo caso sono i nostri cittadini.  


Nel momento stesso in cui dovessi avere paura del giudizio del popolo su di una legge promulgata da quest’Aula credo che sarebbe giunto il momento di lasciare.

Per questi motivi voterò SI per l’ammissibilità del quesito referendario 

venerdì 17 giugno 2016

Protocollo....bisogno di fare chiarezza.

Accompagnati da una nota esplicativa, sono arrivati i documenti che avevo richiesto per capire come gli uffici regionali avessero potuto protocollare, in entrata, un documento prima che lo stesso venisse scritto (si veda la richiesta di accesso agli atti del 26 maggio 2016).

La risposta (allegata) banalizza il tutto come un mero errore informatico dovuto al sistema di gestione del protocollo che, rilevando il medesimo oggetto nelle due missive, ha richiamato il protocollo precedentemente assegnato.
Diversamente sono convinto che ci si trovi difronte ad un falso redatto da un pubblico ufficiale, ad un reato commesso, quindi, contro la Pubblica Amministrazione.




La protocollazione non è solo la registrazione di un foglio con il numero progressivo, ma è l'inizio di un procedimento amministrativo. Il numero di protocollo è unico ed obbligatorio e viene fornito automaticamente dal software di programmazione che opera in maniera progressiva; cioè ogni volta che viene richiesto un numero, viene fornito il numero + 1, cioè un numero di una unità superiore al precedente.
Il numero diventa così una sorta di censimento automatico dei documenti ed è uno strumento di classificazione cronologica che determina e certifica la data di inizio del procedimento.

Quindi, quanto riportato nella risposta della Direzione regionale, è particolarmente grave in quanto conferma che, a distanza di ben quindici giorni, ad un nuovo documento in entrata è stato assegnato lo stesso numero di protocollo attribuito ad altro documento registrato due settimane prima. Se non bastasse, dalla lettura attenta delle due etichette si evince che i due documenti sono stati processati da due protocolli diversi e nonostante questo è stato attribuito loro lo stesso identico numero. La prima etichetta, infatti, è identificata con Prot n° 0018850/A-/ lett; data 28/09/2011, CL.-UO-DIR-CPL uff. La seconda: Prot.n° 00118850/A- lett 28/ 09/2011; CL- GFC-IT-SLO-07-13 uff.(vedi  foto allegate)



A questo punto è da ritenere che il sistema di protocollazione della Direzione regionale abbia potuto essere inaffidabile anche per i bandi di gara, le offerte, la presentazione dei progetti comunitari, le rendicontazioni, le selezioni pubbliche …... Chi ci garantisce che non venisse richiamato un protocollo di data antecedente e con lo stesso oggetto ad esempio in un bando di gara in cui conta l’ordine d’arrivo delle buste?

Analizzando il contenuto delle lettere, si evince che si tratta di difficoltà nelle rendicontazioni da parte dell’autore della lettera e, quindi, ci si chiede chi garantisce che le scadenze di tutte le rendicontazioni della gestione dei fondi comunitario siano state sempre rispettate?


Vedremo se l’esecutivo intende realmente fare chiarezza su di un tema di estrema importanza per il Friuli Venezia Giulia perché fatti come questi mettono in discussione la stessa credibilità della Regione. Considerato l’attuale livello di informatizzazione dell’amministrazione, che prevede una password e un sistema autorizzativo personalizzato per gli operatori risalire ai responsabili è solo una questione di volontà politica. 

giovedì 26 maggio 2016

ACCESSO AGLI ATTI nell'ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia/Slovenia 2007/2013.

Considerato quanto apparso sulla stampa, prima di esprimere un qualsiasi giudizio ho voluto verificare se quanto pubblicato corrisponde al vero. 

Si tratta di una lettera dell'11 ottobre 2011 con allegato il verbale di una riunione svoltasi il 7 ottobre dello stesso anno, protocollata, però, il 28 settembre 2011, il cui contenuto si rifà al rendiconto di un progetto finanziato con fondi europei nell'ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia/Slovenia 2007/2013.

Ho presentato, quindi, una richiesta di accesso agli atti, che riporto di seguito.


Alla
Direzione centrale autonomie locali e coordinamento delle riforme
Direzione centrale finanze, patrimonio, coordinamento e programmazione politiche economiche e comunitarie


Oggetto: richiesta documentazione

Io sottoscritto Stefano Pustetto, Consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, nell’esercizio del mio mandato, con la presente sono a chiedere la lettera registrata come “in arrivo” dalla Direzione centrale cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie con prot. N. 0018850/A CL. GFC-IT SLO – 07 13 il 28 novembre 2011.
La lettera in questione, firmata dal Presidente del GEIE Net Europe dott. Roberto Panizzo è datata 11 ottobre 2011 e contiene il verbale di una riunione svoltasi il 7 ottobre 2011.

Trieste, 24/05/2016

Distinti saluti


mercoledì 25 maggio 2016

Fondi europei: proposta di missione valutativa.

Dopo aver raccolto le firme di ben 10 Consiglieri regionali oltre alla mia, ho presentato una proposta di missione valutativa per conoscere quali sono stati i risultati tangibili raggiunti con i milioni di euro messi a disposizione con i fondi europei. Di seguito la proposta.

1. le motivazioni
Ricordato che il POR per il FVG, adottato dalla Commissione Europea il 20 novembre 2007, è stato finanziato con 303 milioni di euro da impiegarsi nel settennato 2007-2013;
Preso atto che le "difficoltà di attuazione" del piano ha costretto il FVG e quindi l’Italia a chiedere alla Commissione Europea numerose riprogrammazioni, l’ultima delle quali nel febbraio 2015, onde evitare il disimpegno automatico dei fondi;
Ricordato che per tale motivo i fondi assegnati alla nostra Regione sono stati ridotti di ben 70 milioni di euro e, quindi, lo stanziamento ridotto a 230 milioni finalizzati a sviluppare la competitività e l’occupazione regionale
Si ritiene che un’analisi attenta degli interventi finanziati permetterebbe di capire come sono state spese le risorse e se gli obiettivi prefissati sono stati in parte raggiunti, valutata la riduzione dei 70 milioni.  

2. riferimenti normativi   
Il Programma Operativo 2007-2013 del Friuli Venezia Giulia - FESR Obiettivo Competitività regionale e Occupazione, approvato con decisione della Commissione europea C(2007)5717 di data 20 novembre 2007, come modificato dalle successive Decisioni C(2010)5 del 4 gennaio 2010, C(2013)2463 del 29 aprile 2013, C(2013)8575 del 20 novembre 2013, C(2015)316 del 20 gennaio 2015 e C(2015) 8528 del 30 novembre 2015;
 Legge Regionale n. 7 del 21 luglio 2008 recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Regione Friuli Venezia Giulia derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Attuazione delle direttive 2006/123/CE, 92/43/CEE, 79/409/CEE, 2006/54/CE e del regolamento (CE) n. 1083/2006 (Legge comunitaria 2007 pubblicata sul B.U.R. s.o. n.16/2008) ed in particolare il capo V – “Attuazione del POR FESR Competitività regionale e occupazione 2007 – 2013 previsto dal Regolamento (CE) n. 1083/2006”

3. l’obiettivo della politica
Accrescere i risultati dall'utilizzo dei fondi comunitari. Il Friuli Venezia Giulia, attraverso le opportunità del Programma Operativo Regionale (POR), avrebbe dovuto promuovere la realizzazione di innumerevoli progetti all'interno di una linea di sviluppo strategica finalizzata a sostenere l'economia regionale per permettere a tutto il territorio di competere in ambito nazionale e internazionale

4.L’intervento pubblico e i suoi destinatari
Preso atto che i destinatari previsti dal POR 2007-2013 del FVG – FESR Obiettivo Competitività e Occupazione sono soggetti pubblici e privati, le piccole e le medie imprese, i consorzi e le società consortili anche in forma co operativa, si intende chiarire in che modo l’adozione del POR FESR ha prodotto effetti positivi per i cittadini del FVG.

5.le domande di valutazione
Dello stanziamento di 233 milioni di euro del POR FESR 2007 – 2013 quante risorse sono state utilizzate e quali interventi sono stati finanziati? Quali "difficoltà di attuazione" hanno determinato la riprogrammazione del POR FESR e la rinuncia dei 70 milioni? Considerato che la programmazione non è ancora conclusa definitivamente, siamo certi che la Commissione Europea confermi tutte le rendicontazioni o è possibile che la Regione perda altre risorse dei 233 milioni assegnati? Quanto finanziato ha prodotto i risultati sperati? Quali le ricadute in termini di creazione di posti di lavoro e di attività concrete sul territorio?



lunedì 16 maggio 2016

Disservizi (veri o presunti) nell'ospedale di Latisana?

Visto quanto sta accadendo nell'ospedale di Latisana, è tempo di presentare un'altra Interrogazione a risposta immediata.



Di seguito il testo.

Disservizi (veri o presunti) nell'ospedale di Latisana?

Premesso che il 13 aprile u.s. ho presentato una IRI in cui mettevo in evidenza come la riorganizzazione avvenuta all’Ospedale di Latisana a seguito della chiusura del punto nascita, a detta di tutti i medici del PS, tutti gli anestesisti, tutti i chirurghi e la maggior parte dei ginecologi aumentava i rischi per i pazienti e per gli operatori del settore;

considerato che nella sua risposta, l’Assessore Telesca affermava come in nessun caso si fosse riscontrato un comportamento tale da mettere a rischio la salute e la sicurezza dei pazienti e come “tutti i bambini arrivati in PS fossero stati trattati in modo appropriato e che tutti i trasferimenti disposti sono avvenuti in totale sicurezza”;

posto che tutto questo mal si concilia con il contenuto della lettera inviata al Direttore SC PS- Medicina d’Urgenza dell’Ospedale di Latisana dal dott. Pilati il 10 maggio 2016 (prot. n° 27727/16) in cui il DG
     mette in discussione l’organizzazione, le competenze di tutti i medici del PS, prospettando anche un possibile ricorso alla magistratura contabile per danno erariale per uso improprio delle risorse messe a disposizione
      incarica il Direttore Medico e il responsabile di Dipartimento “di attivare tutte le iniziative atte ad accertare le capacità dell’Equipe SC di Pronto Soccorso al fine di garantire la qualità assistenziale sufficiente a rispondere ai bisogni di salute dei cittadini”;

considerato che sarebbe  gravissimo se non vi fossero elementi solidi a sostegno del semplice sospetto di malpratic lanciato dal D.G. nei confronti di un intero reparto, peraltro diretto da uno dei più qualificati e stimati professionisti della regione;

si chiede all’Assessore competente
di fornire prove certe e inequivoche in merito a quanto sopra ipotizzato in modo così pesante dal dott. Pilati  perché in caso contrario si sarebbe gettato gratuitamente il discredito sui professionisti e sulle istituzioni.





Ecco la risposta datami in Aula dall'Assessore Telesca:





Se, come ha riferito l'Assessore, l'operato del primario del PS si è dimostrato all'altezza della situazione allora perché: il DG ha dissotterrato l’ascia di guerra nei confronti di un professionista stimato  da tutti? (ho numerose lettere di primari che attestano quanto vado dicendo) e perché è stato l’unico capo dipartimento NON confermato dal dott. Pilati?

La verità è molto semplice: L’UNICO A NON ESSERSI DIMOSTRATO ALL’ALTEZZA DEL COMPITO ASSEGNATOLGLI, CHE NON PUO’ GESTIRE UN’AZIENDA SANITARIA E’ IL DOTT. PILATI.
Perché ha tentato di nascondere i costi degli interventi necessari per mettere a norma l'ospedale di Palmanova.
Perché ha SOTTOSTIMATO le emergenze ostetriche come i distacchi intempestivi di placenta CHE IN UN ANNO NON SONO 1-2 COME RIFERITO, MA  8-10 e, quindi, con rischi molto superiori a quelli IPOTIZZATI.
Perché invece di tentare di capire, di mediare, di  coinvolgere  gli operatori preferisce muoversi come il direttore di un riformatorio o , se preferisce, come  un elefante in  un negozio di cristalleria.

L’arroganza, le “velate” minacce che trasudano dalle sue lettere, il crescendo della protervia delle sue azioni sono anche dovute al fatto che i precedenti “INCIAMPI”o anche errori palesi sono stati sempre sottovalutati o minimizzati dal suo assessorato.

Concludendo: SE l’operato del PS e del suo dirigente sono stati esemplari allora le accuse pesantissime per i medici e anche per le istituzioni che rappresentano sono INGIUSTIFICATE E GRATUITE e
Quindi nell’interesse generale io credo che il DG si debba dimettere o debba essere sollevato dall’incarico. 
TERZIUM NON DATUR.



Tra le varie cose, l'Assessore ha affermato che ho mal interpretato le due lettere protocollate del D.G. Pilati al dott. Copetti, che pubblico, in modo che ognuno possa farsi una sua opinione.





martedì 12 aprile 2016

La chiusura del Punto nascita di Latisana provoca un aumento dei rischi per pazienti e operatori?

Allego il testo dell'interrogazione che ho presentato ieri e a cui mi verrà data risposta domani mattina in Aula.


Non mi ritengo soddisfatto della risposta datami dall’Assessore Telesca all’interrogazione concernente un possibile aumento dei rischi dovuto alla chiusura del punto nascita di Latisana.
Sono convinto che nel realizzare un cambiamento, in qualsiasi campo, non si può non tener conto degli operatori che andranno nella pratica a realizzare quel cambiamento, anche perché la responsabilità penale è personale e saranno loro in prima persona a rispondere nel caso in cui qualche cosa vada storto. Gli strumenti posti in essere devono essere concordati e condivisi con gli operatori sanitari della struttura, devono essere posti in essere sulla base della loro competenza tecnico/scientifica
La risposta dell’Assessore non tiene conto delle loro note protocollate, le quali dicono chiaramente che la chiusura del punto nascita di Latisana, realizzata per garantire la sicurezza degli operatori e dei pazienti, nei fatti non la garantisce.
I medici concordi sul fatto che quanto messo in atto non può essere ritenuto rispettoso dei criteri di sicurezza non sono pochi. Tutti i medici del pronto soccorso, tutti gli Anestesisti Rianimatori, tutti i chirurghi e la maggior parte dei medici di ostetricia e ginecologia evidenziano criticità nel piano di chiusura del punto nascita.

Facile giocare con la pelle degli altri, siano essi pazienti o medici.

lunedì 21 marzo 2016

Quale futuro per il servizio sanitario regionale?

Ecco il video del mio intervento (non programmato) all'incontro dei sindacati dei medici ed infermieri ospedalieri sullo stato della riforma sanitaria della nostra regione.



lunedì 29 febbraio 2016

Punti nascita, respinte due mozioni. Telesca: certe scelte competono alla Giunta.

Riporto qui un articolo del Quotidiano Sanità FVG che parla dei punti nascita di Latisana e Palmanova

Al centro delle due mozioni la chiusura dei punti nascita di Latisana e Palmanova. L'Assessore alla Salute ricorda che ci sono questione di "qualità, sicurezza e sostenibilità del sistema sanitario" che "spettano alla Giunta" e "sono prerogative alle quali non intendiamo sottrarci". Telesca ha annunciato che sui punti nascita "decideremo in coerenza e in tempi brevi".

"In linea con gli atti di Programmazione sanitaria confermiamo la previsione di un Punto Nascita tra Latisana e Palmanova e di un Punto Nascita all'Ospedale di Tolmezzo, al servizio dell'area montana. Sulla scelta tra Palmanova e Latisana la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia si assumerà le sue responsabilità. Cogliamo dal dibattito in Aula la sollecitazione a decidere in tempi brevi". Lo ha affermato l'assessore regionale alla Salute e all'Integrazione socio-sanitaria, Maria Sandra Telesca, intervenendo ieri in Aula in Consiglio Regionale al termine della discussione e della bocciatura di due mozioni presentate dalle opposizioni sul tema dei punti nascita (mozione n. 178 del Movimento 5 Stelle con Andrea Ussai primo firmatario, a cui si sono uniti Barbara Zilli (LN) e Valter Santarossa (AR); e mozione n. 179 di Forza Italia con Riccardo Riccardi primo firmatario, a cui si sono aggiunti Luca Ciriani (FdI/AN), ancora la Zilli e Santarossa).

"Lavoriamo con coerenza - ha detto Telesca - per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità del sistema sanitario. Il Consiglio regionale è responsabile delle leggi, ma le decisioni della sfera amministrativa spettano alla Giunta: sono prerogative alle quali non intendiamo sottrarci".
L'assessore ha ricordato che "gli atti di Programmazione sanitaria sono chiari e coerenti: dobbiamo ridurre i reparti di Pediatria che hanno la media di un bambino ricoverato al giorno, perché non servono e diventano anche poco sicuri, e dobbiamo ridurre per lo stesso motivo i punti nascita, come ci dicono i pediatri, i neonatologi e ginecologi".

Per quanto riguarda la conferma del Punto Nascita di Tolmezzo, "oltre al fatto che conta più di 500 parti all'anno - ha osservato Telesca -, occorre tener conto che gli ospedali di montagna hanno una specifica deroga per un problema di distanze e di viabilità".

"Oggi - ha concluso l'assessore Telesca - abbiamo ribadito che le decisioni toccano alla Giunta, che ha responsabilità rispetto alle ragioni della sicurezza e della gestione delle risorse".

Il consigliere regionale di Sel, Stefano Pustetto, è stato l'unico esponente della maggioranza a dare il suo voto alle mozioni dell'opposizione sui punti nascita. "La cosa - ha spiegato - non mi renda felice perché vi sono delle forzature, ma tra fare una scelta che da professionista considero profondamente sbagliata e manifestare fedeltà a una coalizione, non ho avuto dubbi". Per Pustetto, "in tutta questa vicenda è mancata una volta di più la politica o, meglio, la politica ha lanciato il sasso e nascosto la mano. Non è serio aver osservato passivamente che due comunità della nostra regione si fronteggiassero lanciandosi reciproche e pesantissime accuse. Non è stato serio aver lasciato marcire la situazione. Speravo che questa maggioranza avesse la voglia di trovare un punto di caduta tra le varie esigenze ma: avanti tutta a prescindere. In questa vicenda è mancata l'umiltà di chi aveva in mano il potere decisionale per poter capire che era venuta l'ora di fermarsi e di ritornare sui propri passi nell'interesse dei nostri concittadini".


"Ognuno si assumerà le proprie responsabilità", è stato il commento del consigliere Ncd e vice presidente del Consiglio, Paride Cargnelutti, a termine della seduta. "Sul punto nascite di Latisana - ha aggiunto Cargnelutti - non abbiamo fatto crociate quando i nati all'anno ero 403, ma il fatto che negli ultimi sei mesi, anche a seguito della chiusura del punto nascite di Portogruaro, i nati erano già 281 ci ha fatto immaginare a un ripensamento da parte della Giunta circa la chiusura di Latisana, almeno in via sperimentale in attesa di un chiarimento del vicino Veneto. Credevamo che questa potesse essere una via d'uscita percorribile, ma il voto finale alle mozioni è stato, purtroppo, favorevole alla chiusura. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità".



Questo il video del mio intervento.



Ecco come abbiamo votato:





giovedì 25 febbraio 2016

Mozioni sul Punto nascita di Latisana/Palmanova.

In questi giorni più volte mi è stato chiesto “chi te lo fa fare?” o, in maniera più diretta e sincera, “quali interessi/vantaggi hai nel fare questa battaglia?” Per questi motivi tengo a ribadire che: a Latisana ho solo qualche amico e non interessi, i miei cognati medici vivono a Palmanova, uno lavora in ospedale proprio a Palmanova, l’altra è MMG; in più non mi presenterò alle prossime elezioni e quindi non cerco voti. Queste domande però fanno capire come, nell’opinione comune, non sia credibile l’ipotesi che un politico possa fare una battaglia nell’interesse generale e non per interessi personali.

Oggi mi sarebbe piaciuto che la maggioranza che governa questa Regione presentasse una mozione che, tenuto conto dell’evoluzione della situazione di Latisana, proponesse una moratoria sulla soppressione di quel punto nascita in attesa che molte delle incognite attualmente sul terreno si chiarissero. E questo perché la politica deve tener conto dei cambiamenti, solo per citare gli ultimi: proiezioni per 600 parti, 16 pediatri che partecipano al concorso, Portogruaro chiuso.
Queste e le molte altre considerazioni fatte poterebbero alla logica conclusione che ENTRAMBE LE STRUTTURE debbano rimanere APERTE, ma se si vuole un accorpamento allora non vi sono dubbi che si debba chiudere Palmanova. Ribadisco che non ho nulla contro l’ospedale di Palmanova, che il Sistema di valutazione delle performance dei SSR- bersaglio del S. Anna di Pisa mette tra i migliori nosocomi della regione. Ma dal punto di vista geografico l’utenza di Palmanova si può rivolgere a Udine o a Monfalcone, che distano solo pochi Km.

La mozione preparata da un esponente del PD aveva il pregio di superare alcune forzature degli analoghi documenti preparati dall’opposizione.
Il mio tentativo di convincere la Presidente sulla bontà della soluzione prospettata, ripeto da esponenti del suo partito, è fallito platealmente.
Pur rendendomi conto che il presidente è sempre e comunque chiamato a scelte spesso difficili, che spetta a lui e solo a lui l’ultima parola sono convinto che considerare l’apporto dei consiglieri sempre e comunque come un fastidio sia un limite ed un errore. I professionisti non sono alloggiati solo nelle stanze dell’Assessorato, ma anche fra i banchi del Consiglio.

Anche se quanto sto per fare risulterà inutile, proverò a evidenziare come la chiusura di Latisana, in realtà, è già stata presa da molto tempo, a prescindere.
L’unica decisione politica fatta alla luce del sole è stata quella di mettere in legge che nella Bassa friulana ci sarà solo un punto nascita, facendo finta che lo step successivo, quello che decide tra Latisana e Palmanova, fosse eminentemente tecnico. Solo gli sprovveduti possono pensare che una decisione così impattante non fosse preparata nei minimi particolari. La tecnica è collaudata: prima di tutto bisogna depauperare e precarizzare la struttura in modo tale che i pazienti fuggano scegliendo primari non attrattivi, assumendo pediatri solo a tempo determinato o gettonisti, alimentando voci di una imminente chiusura e quando tutto ciò accade la chiusura è decisamente più facile (si veda quanto accaduto a Gorizia). Vorrei precisare che per fare questo non è necessaria un’azione diretta, basta lasciare che le cose accadano, non intervenire quando si dovrebbe farlo. E poi andare in piazza a chiedere “possiamo noi tenere aperta una struttura non sicura che fa solo 450 parti all’anno?”, “possiamo ignorare la normativa nazionale?” (Ponzio Pilato docet).

Nostro compito è garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità, invece la donna gravida ed il bambino critico di Latisana corrono molti più rischi di quello di Palmanova. Considerazioni come queste sono state fatte da altri professionisti del settore che hanno affermato come le<<indicazioni siano state del tutto disattese>>, che tre mesi non sono sufficienti ad organizzare un trasporto, tanto meno un trasporto a rischio come quello che prevederebbe lo STAM (Servizio Trasporto Assisto della Madre).

Considerato che sono stato l’unico consigliere di maggioranza a dare il suo voto alle mozioni dell’opposizione, sento l’obbligo di rimarcare che la cosa non mi rende felice, perché come ho detto vi sono delle forzature, ma TRA FARE UNA SCELTA che da PROFESSIONISTA considero PROFONDAMENTE SBAGLIATA, e manifestare fedeltà ad una coalizione non ho dubbi.

Concludendo: in tutta questa vicenda è mancata una volta di più LA POLITICA o, meglio, la politica ha lanciato il sasso e nascosto la mano. Non è serio aver osservato passivamente che due comunità della nostra regione si fronteggiassero lanciandosi reciproche e pesantissime accuse. Non è stato serio aver lasciato marcire la situazione.

Speravo che questa maggioranza avesse la voglia di trovare un punto di caduta tra le varie esigenze, ma…AVANTI TUTTA A PRESCINDERE. In questa vicenda è mancata l’umiltà di chi aveva in mano il potere decisionale per poter capire che era venuta l’ora di fermarsi e di ritornare sui propri passi nell’interesse dei nostri concittadini.