lunedì 5 maggio 2014

Perchè acquistare all'estero beni che si trovano in Regione?

Premesso che il 16 aprile c.a. un gruppo di Consiglieri regionali, tra cui il sottoscritto, si è recato in visita alla sede regionale della Protezione Civile a Palmanova allo scopo di approfondire le conoscenze di questa struttura fondamentale per la sicurezza della Regione, di vedere gli spazi in cui a breve l’Osmer si trasferirà e la logistica della  futura sede della centrale operativa unica del 118;

considerato che la visita è stata esaustiva e ha messo in evidenza una struttura dotata di una tecnologia sicuramente all’avanguardia che ha il pregio di essere stata progettata dagli stessi ingegneri che lavorano in P.C.

rilevato che le numerose sale per le riunioni sono dotate di circa un centinaio di sedie nuove, in alluminio, di tecnologia avanzata, modello Aeron prodotte dall’americana HermanMiller


si chiede all’Assessore competente il costo complessivo dell’acquisto di tali sedie e il motivo per cui ci si è dovuti rivolgere a una ditta americana quando la nostra Regione è nota in ambito europeo per la produzione di tali beni.


RISPOSTA

Preliminarmente la Protezione Civile della Regione, nello sviluppo ed implementazione del suo Centro Operativo di Palmanova nonchè delle infrastrutture ad esso collegate, si è sempre, ove possibile e nel rispetto della normativa esistente, avvalsa di imprese del Friuli Venezia Giulia per la realizzazione dei manufatti, per la infrastrutturazione degli stessi, per la realizzazione degli arredi necessari alla loro piena funzionalità operativa.

Nel sopralluogo effettuato il 16 aprile 2014, in particolar modo nel nuovo edificio denominato "cubo", si è potuto accertare che nella predetta struttura sono presenti una Sala situazioni ottagonale al piano terra, dotata di 36 postazioni, ove le Autorità regionali e statali e delle vicine regioni contermini di Slovenia e Carinzia, in virtù di specifiche Convenzioni, potranno coordinare efficacemente le emergenze sismiche, idrogeologiche, gli incendi boschivi, ecc che dovessero interessare il territorio regionale e le aree a cavallo degli antichi confini.

Al primo piano è situata la nuova Sala Operativa che sarà caratterizzata dalla presenza di operatori provenienti dalle diverse Istituzioni che gestiscono e sorvegliano il territorio regionale (Arpa, FVG Strade, Corpo Forestale Regionale, Autovie Venete, Autorità di bacino, Consorzi di Bonifica, 118, ecc..). Tale Sala è dotata di 27 postazioni lavoro. Complementare e funzionale a tale Sala operativa sono la Sala "modellazione fenomeni fisici", la Sala Regia e la Saletta riunioni. Complessivamente tali sale possono ospitare nelle situazioni di emergenza 16 tecnici preposti alla gestione e analisi delle emergenze nell'ambito del Centro Funzionale Decentrato.

Nel medesimo piano è altresì presente la Sala destinata al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale che fungerà da Sala "Recovery" in caso di grave compromissione operativa della "Sala Italia" del Dipartimento stesso. In caso di calamità che dovessero occorrere unicamente in Regione, la medesima Sala fungerà da Sala centralino per la ricezione delle centinaia - migliaia di chiamate telefoniche di segnalazione e di emergenza che caratterizzano tali situazioni di calamità. La Sala Recovery - centralino è dotata di 16 postazioni operatore.

Al secondo piano del Cubo verrà ubicata la Sala operativa regionale del 118 e sono già presenti le quattro salette, dotate ciascuna di due postazioni operative, riferibili alle componenti provinciali del 118 complessivamente alla Sala 118 e alle salette provinciali vengono riservate 13 postazioni operatori.

Da quanto sinteticamente esposto si evince chiaramente che il "cubo" è destinato nella sua funzione operativa alla gestione ordinaria H24 sia della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia sia della componente regionale del 118. Durante le emergenze il rafforzamento del personale del "cubo" dovrà garantire il costante supporto alla popolazione nelle attività di soccorso a tutela della pubblica comunità.

Sia l'attività ordinaria di protezione civile e 118, e ancor più quella straordinaria durante le fasi di emergenza, è caratterizzata da un elevatissimo stress operativo che richiede da un lato un'elevata professionalità degli operatori e dall'altro la loro massima efficienza operativa e quindi anche efficienza fisica.

Si deve infatti evidenziare che un ambiente confortevole di lavoro dotato delle massima ergonomicità e comfort risultano essere condizioni indispensabili affinchè l'operatore nella condizione di massima serenità e comfort possa affrontare situazioni di stress operativo, per di più prolungate e soventi anche in ore notturne quali quelle che caratterizzano gli eventi alluvionali come sono occorse nel passato nella Regione.

In tale contesto di reali necessità operative e in relazione la IRI presentata, ed avuto riguardo di quanto espresso al primo capoverso, la PCR ha cercato preliminarmente sedie realizzate in Friuli Venezia Giulia, particolarmente adatte ad essere utilizzate ininterrottamente per periodi prolungati, che garantissero il massimo comfort operativo e che fossero dotate delle più complete ed estese certificazioni.

Tutto questo, affinchè gli operatori di PC - lavoratori, avessero le garanzie a tutela della loro salute tramite la massima possibilità di regolazione personalizzata delle stesse sedie al fine di garantire il più ampio comfort anche per periodi prolungati di lavoro quali quelli che caratterizzanti le situazioni di emergenza. In particolare nelle sedie risultava auspicabile la presenza di meccanismi di regolazione di inclinazione della seduta con blocco e blocco anche con inclinazione in avanti per la posizione terminalista, regolazione di tensione della resistenza di movimento in base al peso dell'utente, braccioli regolabili in altezza ed inclinazione laterale, supporto lombo - sacrale regolabile in profondità e disponibilità alla fornitura della seduta in funzione della corporatura dell'utente (almeno tre taglie) e regolazione dell'altezza con pistone a gas. 

Dopo una verifica di campioni realizzati in Regione e che non soddisfacevano completamente gli operatori (in assenza di totale e/o parziale delle predette funzioni ergonomiche e di postura regolabili) ci si rivolgeva ad un più ampio mercato ed a seguito di espletamento di gara veniva individuata la sedia oggetto della IRI che forniva ampie certificazioni riguardanti la sua capacità di garantire agli operatori una corretta postura ed ergonomicità di seduta per periodi prolungati. In allegato alla presente si trasmettono tutte le certificazioni e le specifiche tecniche che acclarano quanto sopra sinteticamente evidenziato. Il prezzo unitario di ogni singola sedia "Aeron", a seguito di gara, è risultato di euro 912.00 più IVA. Complessivamente sono state acquistate 108 sedie.

Lo stesso medico della Regione dott.ssa Vanda Bucciol, che visita ai sensi del DL 81 i dipendenti regionali, per alcuni colleghi della PCR ha indicato proprio la sedia Aeron quale tipologia di seduta da utilizzare in presenza di problemi alla colonna vertebrale ed alle articolazioni.

mercoledì 30 aprile 2014

SANITA': dati e gruppi di lavoro

Ecco di seguito la mia richiesta all'Assessore Telesca per poter valutare più attentamente i dati che verranno forniti.

All'Assessore regionale alla Salute, Integrazione socio sanitaria, Politiche sociali e Famiglia Maria Sandra Telesca

e p.c.
al Presidente della III Commissione Franco Rotelli

e ai Consiglieri componenti la III Commissione Bagatin, Barillari, Bianchi, Colautti, Cremaschi, Gregoris, Marini, Novelli, Piccin, Revelant, Santarossa, Travanut e Ussai



Oggetto: richiesta documentazione.

Nel mondo scientifico vi sono delle regole ineludibili che permettono a tutti, esperti e non, di verificare la qualità e l'autorevolezza di una ricerca o di un lavoro scientifico.  Se, poi, questo "lavoro" può condizionare scelte che possono modificare la qualità della vita di migliaia di persone è del tutto evidente quanto siano importanti la trasparenza delle fonti, la loro accessibilità e verificabilità, nonché l'autorevolezza dei ricercatori e il loro curriculum che diventano, quindi, tasselli indispensabili a una valutazione quanto più obiettiva possibile del lavoro svolto.

Considerata la necessità di rivedere il modello organizzativo della Sanità Regionale e che molte delle scelte che andremo a fare si baseranno su elaborati prodotti da alcuni gruppi di lavoro di cui i commissari sanno molto poco

con la presente sono a chederLe

* la composizione dei vari gruppi di lavoro che la Direzione Centrale della Salute ha istituito per elaborare la riforma della sanità 
* il curriculum professionale di ogni singolo componente di ogni gruppo di lavoro
* i dati e le fonti utilizzate dai gruppi di lavoro
* le relazioni consegnate al Direttore centrale della Salute dai vari gruppi di lavoro


Certo di una fattiva e proficua collaborazione.

Trieste, 29.4.2014

mercoledì 9 aprile 2014

Disimpegno fondi FESR

Ecco il testo dell'interrogazione che ho presentato relativamente al disimpegno dei fondi FESR.

Premesso che il Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia, finanziato per l'85% dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e per il restante 15% da fondi nazionali, intende promuovere e rafforzare l'attività e la competitività dell'area in un'ottica di sostenibilità e di possibilità di scambio;

visto che la stesura del Programma in questione ha richiesto il coinvolgimento di varie istituzioni nazionali, regionali e locali e che la Regione Friuli Venezia Giulia è Autorità di Gestione;

considerato che il 4 novembre 2013, in una tabella elaborata dalla Regione, si evidenzia il disimpegno fondi FESR per 10.102.023,65 euro per il mancato raggiungimento del target di spesa fissato dall'UE;

ricordato che l’allora Ministro dell'economia Tremonti, qualora il programma avesse mantenuto le già note "vischiosità", minacciava il disimpegno della quota del cofinanziamento nazionale, oltre a quella comunitaria

si chiede all'Assessore competente
quali siano i progetti rimasti sulla carta e quali le responsabilità specifiche che hanno portato alla perdita di un finanziamento così cospicuo, cosa questa inaccettabile in un momento di crisi come quello che la Regione sta vivendo.

Di seguito la RISPOSTA.

(...) Il disimpegno automatico dei fondi è una regola comunitaria che interviene, in riduzione del piano finanziario del Programma, qualora la spesa rendicontata al 31 dicembre di ogni anno sia inferiore alla quota dell'annualità di riferimento.

L'Assessore ricorda come dall'avvio del Programma transfrontaliero Italia-Slovenia, approvato dalla Commissione Europea nel dicembre 2007, sino al 2011, tale disposizione non abbia trovato applicazione:
- per l'anno 2010, la Commissione Europea ha approvato la deroga applicativa una tantum del disposto regolamentare, posticipando la rendicontazione del 2010 al 31.12.2011;
- per l'anno 2011 il target di spesa da certificare alla Commissione Europea è stato superato (102,5%).

Con riferimento al 2012 a fronte del target cumulato da raggiungere entro il 31.12.2012 pari ad euro 26.382.964,21 (quota FESR) e dell'obiettivo di spesa raggiunto dal Programma a fine anno, che ha segnato un dato negativo pari ad euro 2.454.495,46 (quota FESR), la nostra Regione, in veste di Autorità di gestione, è intervenuta presso la Commissione Europea con una serie di note formali per richiedere la sospensione del disimpegno e, dopo oltre 10 mesi di fitta interlocuzione, la Commissione ha accolto, ad ottobre 2013, la richiesta di sospensione del disimpegno per causa di forza maggiore, ai sensi dell'art.96, c) del Regolamento (CE) n. 1083/2006.
A riguardo, tuttavia, la Commissione ha riconosciuto solo i cosiddetti "effetti diretti" che il sisma ha prodotto nel maggio 2012 su parte del Programma (Emilia-Romagna e Veneto), valorizzati in euro 2.296.155,50 (quota FESR) e non quelli "indiretti", ovvero quelli rilevati a livello di partenariato non localizzato nelle aree colpite dal sisma e contabilizzati in euro 2.129.297,41 (quota FESR).
Da ciò, si è registrato già per l'anno 2012 un disimpegno dei fondi del Programma pari ad euro 158.340,00 (quota FESR). Tale riduzione tuttavia è stata assorbita mediante quota parte di fondi disponibili e non allocati del Programma, senza quindi dover intervenire presso i Beneficiari mediante rideterminazione finanziaria dei progetti.


Relativamente agli impegni finanziari per il 2013, atteso l'accoglimento della richiesta di sospensione del disimpegno 2012, il target cumulato e da certificare al Commissione Europea entro il 31.12.2013 ha subito un incremento, attestandosi ad euro 40.938.749,01 (quota FESR).
Il Programma ha chiuso il 2013 con un differenziale negativo rispetto al target fissato dalla Commissione Europea di euro 8.586.719,00 di fondi FESR. 

Relativamente al mancato raggiungimento del livello di spesa necessario da parte dei beneficiari delle operazioni finanziate l'Assessore sottolinea che dei 90 progetti finanziati dal Programma nell'ambito dei tre bandi pubblicati nel 2008, 2009 e 2011 - 16 progetti strategici, 51 progetti standard, 20 progetti standard a valere sull'avviso pubblico riservato ai beneficiari dell'area di confine terrestre e 3 progetti di assistenza tecnica - a oltre tre anni dalla sottoscrizione dei primi contratti di finanziamento soltanto tre interventi sono in fase di chiusura e che per numerosi nuovi progetti è stata concessa una proroga del termine di conclusione delle attività e oltre 170 sono state le modifiche progettuali sino ad oggi approvate dalle Strutture di gestione.
Dall'andamento della spesa progettuale risulta altresì che per l'avvio dei progetti e la messa a punto delle attività all'interno di partenariati molto ampi e complessi (sino a 26 partner provenienti dall'intera area ammissibile del Programma) il tempo medio impiegato oscilla da un minimo di 6 mesi fino a 12 mesi, un tanto costituendo fattore problematico "ex ante" per l'andamento della spesa complessiva del Programma.

Nonostante gli sforzi profusi al fine di concorrere al miglioramento delle performance progettuali, di cui la Regione dispone ampia evidenza documentale, la crisi economica, la carenza di liquidità ed altri fattori endogeni hanno fortemente inciso sulla capacità di spesa dei Beneficiari che si è attestata al di sotto delle loro stesse previsioni annuali e quindi al di sotto del target annuale del 2013 di euro 40.938.749,01.

L'Assessore ricorda, infine, che tutti gli interventi messi in campo, sia a livello gestionale che politico, hanno permesso di contenere il disimpegno che all'inizio dell'ultimo trimestre 2013 era presumibile si sarebbe attestato su valori ben più alti di quanto poi effettivamente riscontrato alla fine dell'esercizio.

L'Assessore, infine, informa che, in accordo con il partenariato istituzionale del Programma, la Regione, quale Autorità di gestione, ha già provveduto a formulare la richiesta di sospensione della regola del disimpegno automatico alla Commissione Europea e che entro giugno p.v. gli uffici comunitari dovrebbero riscontrare l'istanza e avviare la relativa istruttoria.

giovedì 3 aprile 2014

Modifica al bicameralismo perfetto e del Titolo V della Costituzione.

Ieri il Consiglio regionale del FVG ha votato a maggioranza (astenuto il M5S) una mozione, condivisa con tutte le altre Regioni, in materia di modifica del bicameralismo paritario e del titolo V della Costituzione.

Analogamente e simultaneamente è stato fatto in tutti gli altri consigli regionali d’Italia volendo in tal modo rimarcare sì la necessità di modificare l’attuale assetto istituzionale dello Stato, ma anche l’irrinunciabile ruolo delle Regioni quali organi periferici dello Stato. 

Credo sia indispensabile fare un distinguo tra l’assoluta necessità di superale il bicameralismo paritario, cosa del tutto condivisa, e il modo abborracciato, estemporaneo e senza una chiara visione d’insieme con cui il governo Renzi sta perseguendo questo obbiettivo.

Il fatto che queste modifiche siano proposte da un parlamento di nominati, che siano appoggiate da un partito il cui leader, oltre che essere un pregiudicato, negli anni ha dimostrato di far strame delle regole, certamente non aiuta.

Anche il tentativo, maldestro, della nostra Presidente della Regione di tacitare il presidente del Senato, richiamandolo alla fedeltà di partito, solo per aver evidenziato le criticità del progetto di revisione costituzionale non alimenta quel consenso, obbligatoriamente ampio, che è necessario conseguire  per una riscrittura della nostra Carta costituzionale.

Quanto al peso, sempre maggiore, che la Serracchiani ha acquisito all’interno del PD credo possa essere un vantaggio per tutti , perché la difesa della Regione e della sua Specialità è senza dubbio più agevole se esercitata da posizioni apicali.

Non mi sfugge che gli interessi del governo Renzi e quelli della nostra Regione potrebbero essere divergenti ma credo che la nostra Presidente non avrà dubbi nella scelta di dove schierarsi e, in ogni caso, noi valuteremo in modo obiettivo i fatti.  


martedì 1 aprile 2014

Ascolto e rispetto, non scomuniche.



                                             
E’ di questi giorni la forte presa di posizione della curia di Trieste contro la petizione promossa dall’associazione “per Eluana“ affinché le dichiarazioni anticipate di fine vita (DAT) vengano inserite nella Tessera regionale della Sanità.

Se è del tutto comprensibile che la Chiesa ribadisca quali sono le regole cui devono sottostare i propri fedeli, è inaccettabile che a queste regole dettate da una “fede” si debbano piegare anche i non credenti e questo solo perché, secondo i cattolici, la vita non è un bene disponibile in quanto donata da Dio.

Peraltro i Vescovi e il Papa non spiegano come mai la Conferenza Episcopale Tedesca insieme al Consiglio della Chiesa Evangelica definiscano quelle “disposizioni anticipate del paziente“ come “un saggio strumento che fornisce informazioni preziose sulle volontà che una persona gravemente malata vorrebbe sapere rispettate”.

In Germania 9 milioni di cittadini hanno firmato una DAT e di questi 3 milioni sono cattolici: li scomunichiamo tutti?

Nessuno si può arrogare il diritto di decidere della vita degli altri, nessuno può dire quale sia il tipo di vita che valga la pena di essere vissuta. Non lo può fare la Chiesa o qualsiasi altra religione, non può farlo il medico non può farlo la politica

L’unico che può decidere della sua vita è il paziente stesso cosi come del resto hanno fatto il Cardinale Martini o Woitila.

Spiace che persone acculturale come i vescovi, parlando di DAT, facciano volutamente confusione con l’eutanasia che è altra cosa peraltro normata ed accettata in altre nazioni europee.

Vorrei da parte della Chiesa lo stesso rispetto che i laici hanno nei confronti della loro fede senza per forza essere assoggettato forzosamente a scelte confessionali.

Credo e spero che i tempi in cui i popoli si convertivano alla fede del loro sovrano, pena la morte, siano superati.


                                                                                                        

venerdì 14 marzo 2014

Conclusa felicemente la vicenda OSMER-Protezione Civile

Era il 5 agosto del 2011 quando, con generalità di giunta 1559, l’allora Assessore Ciriani disponeva il trasferimento di parte del personale dell’OSMER dall’ARPA alla Protezione Civile (PC) della Regione, al fine di attivare il Centro Funzionale Decentrato di Protezione Civile. Tale centro doveva garantire l’attività previsionale meteorologica funzionale ad un eventuale efficace e tempestivo allertamento del sistema regionale di PC tutela della popolazione della Regione.

Con quella delibera si ignorava colpevolmente:
a) che l’ARPA già dal 2006 aveva stilato un protocollo d’intesa con la PC tanto che i previsori dell’OSMER avevano passato più di una notte nella sala operativa della PC a monitorare l'evoluzione degli eventi atmosferici più importanti
b) con il dimezzamento dell'OSMER si creavano due mezze strutture che per funzionare avrebbero necessitato di essere implementate di personale e tecnologie.

E' per questi motivi che il 16 dicembre del 2011 la stragrande maggioranza dei Consiglieri regionali, contro il parere dell’Assessore Ciriani, approvavano l’ordine del giorno n°34  (40 si e 3 no) che impegnava la Giunta a rivedere le decisioni assunte o trasferendo tutto il personale OSMER in P.C. o istituendo, presso l’ARPA, il centro di competenza meteo della P.C.

Anche se le decisioni assunte dall’aula sono vincolanti (“l'aula è sovrana”) negli anni a seguire ci sono stati numerosi e ben mimetizzati emendamenti che hanno tentato di completare il disegno iniziale dell'assessore: distruggere l’OSMER così come lo conosciamo.

Se è vero che la P.C. Nazionale ha sollecitato più volte la creazione del Centro Funzionale Decentrato, così come prevede la legge, è altrettanto vero che stava in capo alla Regione stabilire il modo più congruo di ottemperare a quelle disposizioni.

Mercoledì 12 si è arrivati finalmente alla conclusione di questa annosa vicenda che ha visto prevalere gli interessi generali della Regione conservando le riconosciute competenze e professionalità ad entrambe le strutture interessate.

Viene dunque istituito il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile che attua, a livello regionale, il sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico. L'ARPA del FVG concorre allo svolgimento delle funzioni del CFD garantendo in modo continuativo le funzioni di supporto tecnico operativo del CFD della Regione.


In questo modo l'OSMER non viene smembrato e non si stravolgono i connotati positivi di entrambe le strutture.  

lunedì 10 marzo 2014

Quale ruolo per i volontari per la sicurezza?

A seguito di segnalazioni arrivate da Sacile e di notizie stampa, oggi ho presentato la seguente interrogazione a risposta scritta:

Premesso che la L.R. 9/2009 detta la disciplina per i volontari per la sicurezza,
considerato anche il fatto che la Regione ha individuato nell’apposito regolamento i requisiti e i compiti di detti volontari,
ricordato, nello specifico, che nell’allegato B del citato regolamento si prevede un programma formativo minimo di 20 ore complessive (articolate ordinariamente in 5 moduli di 4 ore ciascuno),
e posto altresì che, secondo l’articolo 9, i volontari devono impegnarsi affinché le prestazioni siano rese con continuità,
visto che il presidente dei volontari per la sicurezza di Sacile, secondo notizie di stampa, afferma che "i volontari che operano a supporto della polizia locale (…) devono partecipare a 4 ore di formazione" e che "la frequenza del corso non comporta obblighi né gli oneri"
preso atto che in altri comuni nessun Pediautista è iscritto all’albo regionale     
interroga

l’Assessore competente affinché, prima di approvare il programma regionale di finanziamento in materia di politiche di sicurezza, monitori le diverse realtà presenti nella nostra Regione per garantire un’applicazione uniforme della normativa

mercoledì 26 febbraio 2014

La valutazione delle leggi: pratica quotidiana.

In qualità di componente del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione e quale rappresentante del Comitato di indirizzo del Progetto CAPIRe ho partecipato al workshop “Valutare le politiche regionali: regole, risorse e pratiche di lavoro” organizzato con lo scopo di sensibilizzare i Consigli regionali sul fatto che l’evidenza empirica, prodotta da studi e analisi rigorose, entri a far parte del dibattito pubblico e goda della giusta considerazione.

Alla base di tutte le attività valutative c’è l’interpretazione della valutazione come strumento di apprendimento. La nostra Regione ha, infatti, condiviso e compreso l’importanza di una valutazione degli effetti prodotti dalle scelte della politica: occorre capire se la Politica può fare meglio. Il legislatore deve allungare lo sguardo al “dopo fatta la legge”, serve una continua messa in discussione della reale capacità delle soluzioni adottate di affrontare e risolvere ben definiti problemi collettivi, in modo da avere una maggiore e più robusta conoscenza sull’utilità delle politiche intraprese.


C’è, quindi, bisogno che la valutazione delle politiche diventi una normale pratica di governo e abbandoni lo status di eccezione. E questo anche per imparare a spendere denaro pubblico nella maniera più efficace

mercoledì 5 febbraio 2014

Istituzione di un registro regionale sulle dichiarazioni anticipate di fine vita.

Sono state consegnate oggi al Presidente del Consiglio regionale Franco Iacop oltre 5500 firme di cittadini della nostra Regione raccolte dall’associazione per Eluana a sostegno della petizione per l’istituzione di un registro regionale sulle dichiarazioni anticipate di fine vita.
Alla consegna erano presenti tra gli altri Furio Honsell e Ferruccio Saro, alcuni membri dell’Associazione per Eluana, tra cui Beppino Englaro e suo fratello, il dottor De Monte, la dott.ssa Cinzia Gori e il primo firmatario della petizione Corrado Libra.
Ci siamo resi garanti delle firme e sosterremo la petizione in Consiglio regionale il Consigliere Renzo Liva ed io.

Dopo approfondimento in III Commissione, la petizione arriverà in Aula. Siamo fiduciosi che il Consiglio regionale andrà a colmare questo vuoto normativo, riassegnando ai cittadini il diritto di scelta su quali terapie fare o rifiutare. È auspicabile, poi, che anche a livello nazionale venga varata una legge che renda cogenti per medici e istituzioni le volontà dei singoli cittadini.

sabato 1 febbraio 2014

Prevenzione, trattamento e contrasto della dipendenza dal gioco.

Ecco la relazione appena letta in Aula sulla Proposta di Legge n. 30 sul gioco d'azzardo.

Signor Presidente, signori Consiglieri 

l’attrazione per il gioco nasce lontano perché, fin dalle sue origini, l’uomo ha affidato importanti decisioni al fato; eventi inspiegabili erano fatti risalire al caso e al gioco.
L’azzardo è nato quando indovinare un evento futuro, da pratica esclusiva di indovini e sacerdoti, diventa occasione di sfida tra uomo e fato e tra uomo e uomo.
Giocare d’azzardo diventa, dunque, una pratica sociale: vengono stabilite regole e poste in palio.
Uno dei primi giochi è quello dei dadi: lo si praticava già in Egitto, nella Roma imperiale, in India, in Giappone e in Cina. Allo stesso modo, la mitologia greca narra che Zeus e i suoi fratelli si sarebbero spartiti l’universo a dadi e i romani la tunica di Cristo. Lo stesso termine azzardo deriva dalla parola di origine araba az-zahr che significa, appunto, dadi. E che la natura umana non sia cambiata nel corso dei secoli è dimostrato da una singolare reperto archeologico: dadi appesantiti da un lato cioè truccati, anche gli antichi sapevano barare!

Una passione, quella del gioco, che si trasforma facilmente in patologia e piaga sociale, adesso come nel passato, tanto che nel Medio Evo il filosofo Tommaso Moro, analogamente a quanto tentato nell'antica Grecia, nella sua celebre “Utopia” (1516) ha proposto la cancellazione totale del gioco d’azzardo in ogni sua forma. Nonostante questi tentativi, però, il gioco ha continuato ad essere una pratica diffusa, inserita nella quotidianità delle persone, nell’epoca antica e in quella moderna.

In Italia dal 1948, quando Einaudi ha nazionalizzato la “schedina”, il mercato del gioco ha visto la nascita e l’evoluzione di numerosi e sempre più diversificati giochi: dal lotto alle lotterie, dal totocalcio al totogol alle scommesse ippiche, dalla tavola da gioco al tavolo virtuale dei giochi on line.

Il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese cui siamo arrivati è sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle copiose entrate che produceva: non c’è stato anno, infatti, in cui l’Esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco pubblico. Si è passati dalle 3 occasioni di gioco autorizzato alla settimana degli inizi degli anni novanta (totocalcio, lotto e scommesse ippiche) alle 15 nel 2006. Senza contare che ora, con la legalizzazione dei giochi on line, si può giocare in qualsiasi momento dal proprio computer. Ricordo che già alla fine del 2004 l’Italia si collocava al terzo posto tra i Paesi che giocano di più al mondo, dopo Giappone e Regno Unito.

Il gioco d’azzardo è oggi caratterizzato sempre più da rapidità, immediatezza e dislocazione: il gioco sul web, la diffusione capillare dei videopoker e lotterie istantanee come i “gratta e vinci”, rendono possibile giocare d’azzardo a chiunque, ovunque e in qualunque momento, rapidamente e anonimamente.

In questo contesto il ruolo dello Stato è molto ambiguo e direi schizofrenico perché da un lato incentiva il gioco per aumentare gli introiti e dall'altra si trova a dover impegnare cifre sempre più consistenti per far fronte alle problematiche socio-sanitarie connesse al fatto che troppo spesso questa " passione " si trasforma in una dipendenza grave.


E' anche vero che la proibizione tout court del gioco d'azzardo, oltre che determinare un danno economico significativo, di fatto consegna tutto questo imponente mercato alla malavita senza risolvere il problema della dipendenza.

Tra le difficoltà economiche, la disoccupazione e l'incertezza del futuro, gli italiani continuano a riporre fiducia nella fortuna, dando così vita a un giro d’affari di circa 90 -100 miliardi di euro, pari al 4% del PIL italiano, che garantiscono all'erario incassi per oltre otto miliardi costituendo di fatto la terza industria italiana.

Il fenomeno del gioco d’azzardo patologico ha subito un’espansione allarmante in Italia e con esso anche le conseguenze negative che vi sono correlate: impoverisce persone e famiglie, altera i presupposti morali e sociali sostituendo l'azzardo con i valori fondati sul talento.
L'Osservatorio, istituito dallo Stato proprio per monitorare questi rischi, parla di almeno 300 mila persone a rischio dipendenza o già dipendenti da svariate forme di gioco d’azzardo.

La diffusione del gioco d’azzardo e delle problematiche socio-sanitarie connesse risulta tale che, già nel 1980 l’American Psychiatric Association cataloga questa patologia quale disturbo mentale e la inserisce nel manuale statistico e diagnostico.

Questo disturbo psico-patologico è equiparabile alle altre forme di dipendenza in quanto induce il soggetto a ripetere l'atto con una totale mancanza di controllo sulla gestione del denaro, la necessità di giocare è imperante e se non soddisfatta genera sofferenza, tutto questo conduce il più delle volte alla disgregazione della vita del soggetto.
Vincere o il desiderio di rifarsi non sono più il richiamo principale per scegliere il gioco, ma è il gioco d’azzardo in sé, accompagnato dalle emozioni e sensazioni che riesce a suscitare, ad attirare l’individuo.

Il processo che conduce il giocatore sociale a diventare giocatore problematico e successivamente dipendente, appare subdolo e lento. I segnali collegati alla perdita del controllo del gioco fanno riferimento all’enorme mole di denaro e di tempo persi con il gioco, all’affetto negato in famiglia, all’abbandono delle proprie responsabilità; altri segnali possono giungere dal sistema lavorativo che è testimone di un calo dell’efficienza e di assenze dovute al gioco. Infine dal punto di vista sociale il giocatore può giungere a modificare il proprio concetto di moralità fino ad arrivare a commettere atti illeciti.

Per diagnosticare una sindrome da gioco d’azzardo patologico (GAP) devono essere soddisfatti due criteri: uno di inclusione e cioè il “persistente e ricorrente comportamento maladattivo legato al gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari e lavorative”; e uno di esclusione, cioè il “comportamento di gioco d’azzardo non è meglio attribuibile ad un episodio maniacale.”

Nel momento stesso in cui la spesa per il gioco erode il 12% del reddito delle famiglie italiane e il SERT, assieme ai servizi sociali dei Comuni, impegna circa 6 miliardi anno per la prevenzione e cura da queste dipendenze è evidente che si può parlare di un problema di politica sanitaria.

Il problema è così ampio e diffuso che la Commissione Europea, nel 2011, ha pubblicato il Libro verde che mira ad avviare un’ampia consultazione su tutti i problemi di ordine pubblico e sugli aspetti relativi al mercato interno connessi al rapido sviluppo dell’offerta di gioco d’azzardo on line.

La richiesta di limitare l’offerta di questi tipi di gioco e motivata proprio dalla necessità di tutelare i giocatori e di prevenire il gioco d’azzardo problematico

Il 15 novembre 2011, questa volta il Parlamento europeo, ha emanato una risoluzione sul gioco d’azzardo on line nel mercato interno con cui chiede alla Commissione di esplorare le possibilità di promuovere una più stretta cooperazione a livello europeo per la lotta al gioco d’azzardo illegale e per proteggere i consumatori vulnerabili.

In questo contesto credo doveroso ricordare che l’Italia applica al gioco d’azzardo una delle tassazioni più favorevoli nel contesto europeo (0,4 -0,6 % contro l’8% della Francia) reiterando l’antico vizio di socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
 
A livello nazionale lo Stato italiano ha emanato nel tempo numerose normative sul tema del gioco d’azzardo, ma è solo recentemente che ha iniziato ad interessarsi al fenomeno delle patologie ad esso connesse.
All’art. 5 del Decreto Balduzzi (D.L. n.° 158/2012) inserisce il gioco d’azzardo patologico all’interno dei LEA permettendo così a questi pazienti di ricevere gratuitamente cure e assistenza dal Servizio Sanitario Nazionale e Regionale. L’Articolo 7 sancisce divieti in materia di pubblicità e l’obbligo di effettuare controlli

Il DDL n. 3294 introduce misure finalizzate a regolamentare modalità di advertising sul gioco d’azzardo e sui giochi di fortuna con meccanismi di controllo per evitare l’accesso ai minori e il divieto di pubblicità per limitare i rischi per il consumatore di subire messaggi distorti e ingannevoli.
Manca, però, un quadro legislativo chiaro che limiti e regolamenti seriamente il gioco d’azzardo, contrastando gli interessi delle lobby a maggior tutela dei cittadini e una politica di vero rigore fiscale verso i grandi concessionari.

A livello regionale la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità dell’intervento regionale in alcuni ambiti correlati al gioco d’azzardo.  E’ in questo spazio angusto che la Regione FVG può agire a tutela dei cittadini senza però alterare l’interesse dello Stato e le norme nazionali.

L’azione dei soggetti istituzionali e non della Regione si focalizza su prevenzione (riduzione della pubblicità), riduzione del rischio (prevedendo una distanza minima di 500m dai luoghi sensibili, agevolando gli esercizi senza apparecchi per il gioco d’azzardo), trattamento terapeutico, recupero sociale e contrasto alla dipendenza dell’intera popolazione regionale.

Si mira a creare maggiore informazione tra i cittadini affrontando il tema sia dal punto di vista sanitario, sia sotto l’aspetto della sensibilizzazione e della formazione delle persone.

L’ampiezza del fenomeno trova il SERT e i servizi sociali dei comuni concordi nel denunciare come ci si trovi di fronte ad una vera e propria emergenza che di fatto obbliga la Regione di agire in modo tempestivo al fine di tutelare in modo efficace la salute e il benessere dei cittadini.


Per quanto sopra esposto e riservandomi di intervenire sui singoli articoli in aula, confido che la proposta di legge in questione venga rapidamente approvata a larga maggioranza.