lunedì 10 luglio 2017

Sul ritorno delle mutue



E’ notizia di questi giorni che in sede di assemblea annuale delle imprese assicurative (Ania) sono state prese in considerazione importanti e non trascurabili novità riguardanti il cambiamento di mentalità da parte delle compagnie assicurative sul tema della protezione dei cittadini, all’indomani dal quadro illustrato dall’Istat sul sistema sanitario del Paese.
Sulla scorta dei dati che parlano di una spesa sanitaria privata (out of pocket) che nel 2016 ha raggiunto quota 37.318 milioni, con un’incidenza rispetto al Pil pari al 2,2%, sostenuta per il 90,9% direttamente dalle famiglie, le assicurazioni richiedono ora l’immediata istituzione di un secondo pilastro, rappresentato dal loro ingresso ufficiale, ad integrazione del sistema Sanitario nazionale.
Le compagnie assicurative, nel chiedere un tavolo di confronto con la Sanità pubblica, ritengono che oggi sia più che mai indispensabile che la spesa sanitaria privata delle famiglie vada indirizzata verso forme sanitarie integrative.
Per sostenere questa tesi, Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, ha preso spunto dal crescente numero di famiglie costretto a rinunciare alle spese mediche per proporre il modello assicurativo quale mezzo risolutivo a questa ingiustizia, di fatto accreditando un ruolo sociale/mutualistico  alle compagnie di assicurazioni. ( Ha ha ha. La risata è spontanea. Le compagnie assicurative sono imprese e perseguono esclusivamente fini di lucro).
Su questo tema, infatti, nel rapporto Oasi 2016 della Bocconi si fa notare che gli italiani spendono solo il 3.8% in assicurazioni sanitarie, peraltro con premi assicurativi molto bassi, e ben il 9.8% in ristorazione e teatro. (Nell’articolo in questione si percepisce il  rammarico dell’autore per il fatto che le due percentuali non  fossero invertite).

Credo sia chiaro a tutti che le mutue stanno tornando solo grazie al lucido, progressivo e scientifico  smantellamento della Sanità pubblica.
Evidentemente il 9,8% della spesa destinata a teatro e ristorazione ha fatto gola alle compagnie di assicurazione. 
Il nostro sistema sanitario, concepito e nato con caratteri di universalità, progettato per garantire un’offerta globale di servizi sanitari e onnicomprensiva assistenza sanitaria, dà quotidiana prova di star divenendo un sistema ibrido nefasto, laddove le singole prestazioni (visite, esami, accertamenti, interventi, ricoveri …) vengono sempre di più mercificate.
La politica economica che viene attuata nel nostro Paese pare stia ritenendo necessario sacrificare la sanità pubblica e puntare alla graduale privatizzazione del sistema.
Le assicurazioni sanitarie, nel quadro della politica economica e sociale attuata nel nostro Paese, si palesano come chiare conseguenze di una politica economica basata sul presupposto che lo sviluppo dell’economia è l’obiettivo assoluto, rispetto al quale ogni spesa pubblica non inerente – quale quella sanitaria - può essere considerata superflua e pertanto insostenibile.
In tale quadro, per smantellare la sanità pubblica non è tuttavia necessario ricorrere alla abrogazione di norme. Al limite si avvia qualche riforma all’apparenza funzionale ed a misura di cittadino, ma nella realtà concretamente impraticabile ed impercorribile, e di esempi ne abbiamo a volontà.
Le leggi dell’economia, proprio come nelle parole di auspicio delle compagnie assicurative, prevarranno ed incideranno sul sistema sanitario attraverso strumenti fiscali, economici e contrattuali, in modo progressivo ed inesorabile disegnando le regole della nuova sanità.
L’assicurazione - è bene ricordarlo - protegge e risulta essere una buona idea fino al momento in cui si sta bene e non succede niente. Non appena subentra il problema di salute e l’assicurazione si trova costretta a coprire le spese, automaticamente il premio inizia ad aumentare per arrivare inevitabilmente al momento in cui una persona pluri - patologica non troverà assicurazione disposta a stipulare in suo favore una polizza.
Trovo paradossale che questo progetto, sotto gli occhi di tutti, venga negato a gran voce dalla politica, la stessa che poi si lamenta di non godere di buona fama.




venerdì 30 giugno 2017

Sul magazzino migrante del Centro raccolta sangue dell'ospedale di Cividale



Nella seduta odierna di consiglio regionale l’Assessore alla Salute Maria Sandra Telesca ha dato risposta alla mia interrogazione a risposta immediata concernente le criticità del magazzino del Centro raccolta sangue dell’Ospedale di Cividale.
Nello specifico, la problematica si presenta ciclicamente con l’avvio della bella stagione ed il conseguente innalzamento delle temperature; ciò che impone il trasferimento di farmaci, reagenti e presidi presso altri locali climatizzati, peraltro in via provvisoria attraverso l’impiego di un elettrodomestico Pinguino De Longhi.
Oggi l’Assessore Telesca ha spiegato che la problematica riguarda l’impianto elettrico dei locali interessati ed ha annunciato che è stata già predisposta la relativa risoluzione, con garanzia del termine dei lavori ed operatività del nuovo magazzino climatizzato entro il mese di luglio.
Non ho motivo di dubitare che quanto promesso formalmente dall’assessore in Aula verrà mantenuto e pertanto mi reputo soddisfatto della risposta.

martedì 13 giugno 2017

Interrogazione sulla gestione della responsabilità civile del Servizio sanitario regionale

Ho presentato una interrogazione alla Presidente della Regione ed all'Assessore competente per capire quali sono i parametri utilizzati da EGAS per conferire gli incarichi di patrocinio legale nelle vertenze concernenti la responsabilità civile afferente allo svolgimento delle attività del servizio sanitario regionale, nonchè per chiedere delucidazioni in merito alla compatibilità di tali affidamenti con la disciplina in materia di appalti pubblici.





venerdì 9 giugno 2017

Quale valore giuridico hanno le ricognizioni finanziate dalla Regione?

Ho presentato un'interrogazione alla Presidente per capire quale funzione viene attribuita dalla Regione ad atti per la cui realizzazione sono stati concessi contributi.




lunedì 29 maggio 2017

Sul magazzino del centro raccolta sangue dell'Ospedale di Cividale

Nel corso del question time della seduta del Consiglio Regionale di questa settimana verrà data risposta alla mia interrogazione a risposta immediata riguardante il magazzino dell'Ospedale di Cividale (in allegato).


martedì 23 maggio 2017

Che fine hanno fatto i beni della Collezione Lloyd Triestino?

A seguito di una richiesta di accesso agli atti ho ritenuto di dover presentare un'interrogazione alla Presidente della Regione ed all'assessore competente per avere chiarimenti in merito all'attuale gestione e conservazione dei beni facenti parte della Collezione Lloyd Triestino, dopo l'avvenuto trasferimento di tali beni di interesse storico artistico nel corso della scorsa legislatura.





lunedì 8 maggio 2017

Alcune considerazioni sulla politica dei tagli




Parlando dell’Italia

Il Def (Documento di economia e finanza) del 2016 stabilisce che nel triennio 2017-2019, la spesa sanitaria avrà un incremento ad un tasso medio annuo dell’1,5 per cento; ma, nel medesimo arco temporale, il PIL nominale crescerà in media del 2,8 per cento. Nel dettaglio: nel 2016 la spesa dovrebbe assestarsi attorno ai 113,3 miliardi, nel 2017 ai 114,7 miliardi, nel 2018 ai 116,1 miliardi e nel 2019 ai 118, 5 miliardi. Nello stesso periodo, l'incidenza sul PIL passerà dal 6,8 - 7.0 % del 2016 al 6,5% nel 2019.

Per capire il percorso storico della nostra sanità, credo sia utile ricordare che nel 1987, l’allora ministro della sanità Tina Anselmi, istituendo il Servizio Sanitario Nazionale, prevedeva che la spesa sanitaria incidesse per almeno il 6.4 % del PIL, cifra al di sotto della quale i LEA non sono più garantiti, e vi è un calo dell'aspettativa di vita.

Sempre per confrontarci con il resto dell’Europa, la Francia (il migliore sistema sanitario secondo OMS) spende l’11.5% (in percentuale del PIL - dati 2014 – dal Rapporto OASI  2016-Bocconi) la Germania 11.3%; l’Austria 11,2%; l’Olanda 10,9%, Il Belgio 10,6% ; Spagna 9.0%; Svezia 11,9%; UK 9,1%;  Italia 9.2%; USA 17,1% (gli Stati Uniti d'America sono collocati da OMS dopo il 40esimo posto per qualità/ universalità del servizio).
Il sotto finanziamento del NHS inglese ha determinato, nel lungo periodo, una situazione di insostenibilità tale da non riuscire a garantire l'erogazione dei servizi neppure nei tempi massimi previsti per legge.
La soluzione opportuna sarebbe stata quella di implementare gli stanziamenti dedicati alle strutture ed al personale della sanità pubblica. Cosa è stato invece fatto?
La soluzione proposta dal ministro della sanità inglese è stato il provvedimento con il quale è stato esclusivamente tolto l’obbligo, precedentemento imposto, di operare i casi di routine (protesi di anca, ginocchio, cataratta, etc) entro le 18 settimane. 
Della serie, se non c'è un termine massimo per intervenire non c'è disservizio. 
Ancora, con riferimento al numero di posti letto per acuti ogni 1000 abitanti, l’Italia, assieme alla regione FVG, si attestavano su 3,7. Tuttavia, l'approvata riforma sanitaria regionale si è posta l'obiettivo di arrivare a 3.0, come in Inghilterra.

Anche con riferimento al numero dei posti letto vediamo i dati europei: la Francia ha 6,2 posti letto per acuti ogni 1000 abitanti, la Germania 8,2, l’Austria 7,6, la Spagna 3.0, la Norvegia 3,9, la Svizzera 4.6, per citarne alcuni ( dal rapporto OASI – Bocconi 2016).

La Svezia merita un discorso a parte perché, se è vero che ha solo 2,8 posti letto per acuti, è altrettanto vero che spende per il territorio almeno 5 volte quello che spendiamo noi. 

A voler considerare ragionevole il taglio dei posti letto per acuti fatto in regione, spieghino l'Assessore alla salute e la Presidente: come mai a Cattinara, ogni giorno, ci sono più di 60 pazienti fuori reparto? Per quale ragione si è dovuto stipulare una convenzione con tre strutture private per garantirsi ulteriori 64 posti letto? Non era più logico mantenere quelli nella struttura pubblica?

Una delle motivazioni poste alla base della scelta di tagliare i posti letto è l'affermazione che si fanno troppi ricoveri impropri; quindi, per i sostenitori di tale scelta, la riduzione dei posti letto risulta essere cosa giusta e saggia.

PERO’, a dispetto di tale premessa, l’Italia risulta essere la nazione migliore del mondo per il NON FARE ricoveri impropri, a dimostrazione che i medici di base ricoverano solo quando necessario (Analisi su 28 paesi per patologie come l’Asma, il Diabete e la Broncopatia Cronica Ostruttiva - BPCO - dal rapporto Oasi 2016 -Bocconi).    

L’Italia, così come la Grecia, la  Spagna e l’Uk, tanto per citare alcuni fra i paesi europei, sta da anni riducendo la copertura sanitaria intervenendo su due fattori fondamentali: i fondi stanziati e il personale.

Fondi: dopo otto anni di contenimento della spesa non è più verosimile parlare di “razionalizzazione” della spesa, bensì si deve iniziare a parlare di riduzione delle prestazioni erogate.

Riduzione personale dipendente: da due anni, e per la prima volta, la spesa per beni e servizi supera quella per il personale (33% contro 31%). I turni sono sempre più massacranti e vengono svolti da personale precario e con un’età  media sempre più elevata.

Tutto questo sta conducendo all'ingresso del settore privato nella sanità pubblica, sia per quanto concerne l’erogazione delle prestazioni, sia per ciò che riguarda il sistema assicurativo.
 

Sorge il dubbio che in tutto ciò non vi sia nulla di casuale.